La
Chiesa è ossessionata dall'
omosessualità, soprattutto quella maschile.
Anzi, direi quasi esclusivamente da quella maschile.
E' comprensibile:
noviziati e seminari sono pieni di omosessuali.
I formatori (rettori di seminario e maestri di noviziato) da anni si interrogano preoccupati.
Se un gay (dichiarato o meno) manifesta la propria intenzione di diventare sacerdote o religioso, come si può dubitare della sua vocazione partendo dai suoi gusti sessuali? Sarebbe una discriminazione assurda.
Si è chiamati alla
castità. Al di là delle proprie scelte sessuali.
Di fatto però, accogliere un omosessuale in noviziato (o seminario) è come invitare un galletto rampante in un
harem gremito di giovani gallinelle.
I problemi emergono subito, e con evidenza.
E se vengono contenuti negli anni di formazione, dilagheranno una volta vestito saio, tonaca, talare.
Pur lasciando da parte la
pedofilia, che però è figlia di questa situazione non gestita a monte, comprendo perchè la Chiesa tremi all'idea che l'omossessualità venga "depenalizzata" su scala planetaria.
Non condivido, ma comprendo.
Soni quindici anni che vedo religiosi omosessuali, preti sposati, formatori angosciati.
Ne sento di tutti i colori.
Si tratta di uomini. Uguali a tutti gli altri, nel bene e nel male. Sebbene religiosi e preti, sono complicati, incasinati, incoerenti, deboli come tutti noi che non abbiamo scelto di "prendere i voti".
Il sesso è un tema che dilania la Chiesa, perchè non riescono a gestirlo, a comprenderlo, ad assecondarlo.
La scelta (l'imposizione) della castità è stata quasi obbligata. Era l'unico modo per "tagliare la testa al toro".
Si è negato un problema, lo si è sublimato.
Ora che il baricentro della Chiesa si è spostato nel sud del mondo (America Latina, Africa, Asia) dove la castità non è culturalmente compresa, i nodi vengono al pettine ed il
celibato perde di significato.
La risposta del Papa tedesco è quella di radicalizzare lo scontro e alzare muri più alti a difesa dell'ortodossia occidentale.
Tempo perso.