
100 morti sono una bella cifra.
Un mio amico parte per Mumbay tra otto giorni. E' un dipendente della FIAT, non un turista.
Ma qualche preoccupazione ce l'ha pure lui.
Per noi occidentali, ormai, girare il globo è diventato complicato.
Se è vero che "
chi semina vento raccoglie tempesta", direi che abbiamo fatto un bel casino.
Le bombe di ieri a Mumbay (che fino a qualche anno fa si chiamava Bombay, ed era una assonanza che non mi è mai piaciuta) sono una bella mazzata pre-natalizia.
A Bombay nel 1994 (si chiamava ancora così) la gente viveva sui marciapiedi, i morti di inedia rimanevano lì dove schiattavano, si cagava e pisciava all'aperto lungo le strade. Questa è l'India che ho visto.
E fu uno shock dal quale non mi sono mai ripreso del tutto.
Era un'India "pre-miracolo economico". Molto è cambiato, forse.
Ma da quanto leggo-sento-vedo la sostanza è la stessa: un paese alla fame per 3/4.
L'intero pianetucolo è diviso a metà: una parte (noi) molto ricca e una parte (loro) molto povera.
L'equlibrio tiene poco. E terrà sempre meno.
Esiste un esercito di miserabili che viene usato alla grande da chi sa che il caos produce denaro a palate: i poveri vengono imbarcati e fatti emigrare, indottrinati e armati, venduti come schiavi o usati come cavie.
Balliamo sull'orlo del precipizio.