Quando Jonny Rotten (classe 1956) ha attaccato "God save the queen" ho perso il controllo. Mi sono trovato a lottare con ragazzotti addestrati al pogo come marines alla guerra. Ho resistito con onore.
Dopo undici anni ho fatto il pieno di botte date e prese.
Il punk esiste ancora e puzza sempre di sudore, marijuana e birra.
I Sex Pistols ne sono gli unici veri interpreti. Gli altri, ci provano.
Jonny Rotten, gonfio di birra, è un mago del proscenio. Trascina le folle, insulta e agita, provoca e urla.
Steve Jones (1955) in bermuda e maglietta, fisico da camionista e faccia da muratore, è sempre cattivo.
Glen Matlock (1956), al basso, ha fatto un patto con il diavolo. Nemmeno suda.
Paul Cook (1956) alla batteria, secco come un chiodo, si divertiva come un bambino. Assomiglia a Mike Jagger, ma meno tuonato.
E' la riscossa dei cinquantenni.
Il concerto dei Sex Pistols è finito da meno di due ore.
Torino ricorderà per un pezzo questa serata.
vado a dormire.
a tra due settimane.