- Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
- ma nazione vivente, ma nazione europea:
- e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
- governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
- avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
- funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
- una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
- Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
- pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
- tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
- Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
- proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
- E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
- che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
Forse A. ha ragione, sono diventato di un cinismo eccessivo, quasi cosmico. Comprendo E. che mi guarda, non capisce e scuote la testa. Ovvio che C. allarghi le braccia impotente ed è normale che S. mi volti le spalle.
In Pasolini, nella sua lettura, spesso trovo le radici del mio "disagio". L'ultimo intellettuale libero che questo paese ha avuto, leggeva la realtà con una lucidità ineguagliata. Gridava la propria indignazione sapendo che nulla mai sarebbe cambiato.
L'Italia e la sua gente non offrono speranze. Questo paese ha esaurito l'energia. Ogni tanto riguardo questa foto: cappellino del Barca, occhiali da sole, barca sul fiume, abbronzato. 10 mila chilometri da qui. Più o meno. Lavoravo e percepivo di essere in un posto incasinato quanto vivo. Vivo. Noi, invece, siamo morti. Morti dentro.
Il futuro, purtroppo non è qui. Non sarà qui.




