

Quell'anno, credo fosse il 1985, rappresentai lo 0,8% dei maturanti italiani. Ero entrato di diritto nell'esigua minorenza degli imbecilli bocciati all'esame di maturità.
Del liceo Massimo d'Azeglio ho, nel complesso, un pessimo ricordo. Troppo classista e razzista per un figlio di "baracchino" di Mirafiori. Ed io troppo "gagno" per resistere all'onda d'urto.
Detto ciò, quella bocciatura poteva starci. Studiavo troppo poco e troppo male. E senza santi in paradiso, lì al Daze, non te lo potevi permettere. Sarebbe bastato un papà avvocato ex-allievo, ma il mio aveva fatto l'avviamento a Minervino Murge. Gap insanabile.
Comunque sia, un paio di prof di allora, se li incrociassi, li riempirei di mazzate. In quel tempo sentivo puzza di ignoranza profonda e incompetenza conclamata. Oggi ne ho la certezza scientifica.
Essere dichiarato "non maturo" da quella massa di bestie laureate nel Sessantotto è stato il colmo, ma ho imparato la lesson.
In culo alla balena ai maturandi di oggi. E poi a Roma, oggi c'è il sole ed il cielo azzurro.







