E' stata come un'apparizione: nitida e breve.
Calvo a nord e quasi rosso e rado ad est e ovest. Sopracciglia folte alla calabra. Leggermente ingobbito.
Se tra dodici anni sarò conciato così, mi faccio un'verdose di bagna cauda e lascio il mondo in una nuvola d'aglio.
Ma il sorriso, appena accennato, è sempre quello. Un po' da ingenuo imbecille, un po' da eroe discreto.
Ron Howard, classe 1954, spalla storica di Fonzie nel telefilm culto della mia preadolescenza, esiste ed io l'ho visto, quasi salutato, anzi direi che quasi quasi i nostri sguardi si sono incrociati.
E tra colleghi, si sa, basta uno sguardo.
Vabbè...
Dunque, Ron Howard, è in Italia perchè girerà "Angeli e demoni". Data la paccata di denaro che si è fatto con "Il Codice da Vinci" spinge sull'acceleratore.
Ho accompagnato a Roma un amico (ex star de "Un posto al sole", mica cozze e fichi...) per un provino con il mitico Ricki Cunningham (in arte Ron Howard, questo lo sanno tutti).
A due passi dal palazzaccio, in un piccolo e anonimo ufficio di un'agenzia di casting.
Noi arriviamo mentre esce Ennio Fantastichini.
L'ufficio è quasi deserto. Solo un tipo, agitatissimo, che recita la sua parte guardandosi in un enorme specchio.
L'agente del mio amico sbriga qualche formalità poi lo accompagna verso una porticina. La apre su uno studiolo pieno di schermi e luci. Si nota un tecnico formato Bud Spencer che atttende. Nessun altro.
Deduzione: Rickie è rimasto a casa con mamma Marion, perchè papi è all'ennesima riunione della Loggia del Giaguaro.
L'amico entra. Un quarto d'ora dopo esce e mi chiama a bassa voce. Ero seduto in disparte ad ascoltarmi Caparezza. Mi precipito a rotta di collo, percorro due metri in zero secondi netti, ed eccolo lì.
Brutto come la fame, ma bello come il sole.
Volevo dirgli "Ehi" o intonare "Sunday, monday Happy dayssss"... avevo il cellulare in mano per la fotona. Ma non ho avuto il coraggio. Al mio amico avrebbero fatto andare di traverso il provino ed io avrei fatto la figura dell'italiota al concerto di Claudio Baglioni.
Una nota: nessuna guardia del corpo, nessun servizio d'ordine, nessuna pletora di aiuti registi e segretarie, nessun filtro.
Da solo, a Roma, con la direttrice del casting ed un tecnico cerca attori italiani per il suo film.
Ricki è un Premio Oscar, non un Muccino qualsiasi.
Mitico.
qualcuno mi sa spiegare perché dal PD non arrivano parole in difesa di Marco Travaglio? Ha torto? Sta dicendo il falso? Forse sbaglia a ripetere in TV soltanto le parole scritte già da tempo da Lirio Abbate, cronista ANSA che vive sotto scorta per il suo impegno antimafia? Perché Napolitano dice che Abbate è buono e va premiato, mentre la Finocchiaro dice che Travaglio è cattivo e va punito? Qualcuno sa spiegarmi perché le parole sui libri corrono in libertà, mentre in televisione non sui può dire nulla tranne analizzare alla moviola il rigore di Materazzi o mostrare le cosce della Canalis? Dove sono gli insulti di Travaglio? Forse la SICULABROKERS di Schifani, in società con Nino Mandalà (condannato a 8 anni per mafia), era una ONLUS e nessuno lo sapeva?
Ho collaborato per anni con RAI. Rapporti clientelari, ricatti, funzionari corrotti, proposte indecenti sono all'ordine del giorno.
Quella che è più grave è la situazione in cui si ritrovano gli operatori dell'informazione. Contratti precari, a scadenza, perennemente appesi a un filo. Un giornalista piuttosto che parlare o scrivere di una verità che gli faccia perdere il contratto della successiva stagione dribla, glissa, pensa ad altro. L'omertà del precario.
Intanto il Bel Paese fa finta di non accorgersi di nulla e Schifani si indigna per il mancato contraddittorio. Forse che il Presidente del Senato non può accedere alla TV? La seconda carica dello Stato dica pubblicamente, se riesce a farsi intervistare da qualcuno (se ha difficoltà posso metterci una parolina io, ho delle conoscenze...) che Travaglio ha torto e poi noi penseremo come punirlo. Non il contrario. In democrazia non funziona così.
Tempo fa parlavo con un giornalista del TG3, mi raccontava che fra i suoi colleghi ormai serpeggia l'autocensura preventiva: di alcuni argomenti e verità scomode nessuno ne parla, dato che i diretti interessati, oggetto di normali inchieste o reportage giornalistici, non vogliono mai replicare. Una tattica ormai diffusa: io non ti rispondo neanche, quindi ti manca il contraddittorio, quindi il tuo servizio non può andare in onda. Non rimane che parlare di altri interessanti argomenti quali il rapporto del PD con il territorio, il rapporto tra cattolici e riformisti nel nuovo progetto politico, Chiamparino-l'anti Bossi.
Ragazzi, fuori le palle. Ora. Altrimenti del PD non rimarrà più niente. Già nell'aria si sente un odorino di chiappe bruciate che sa di inferno e il nuovo "governo ombra" sta per essere portato dal traghettatore occhi di bragia all"ombra eterna".
Riprendiamoci la nostra anima.
Su la testa! Siamo Democratici, non coglioni.
LUCA OLIVIERI
foto di Sante Altizio